"Id quod circumiret, circumveniat". Questo titolo a tutta pagina, sul quotidiano ‟Independent” di ieri, annunciava un´importante notizia, anche a chi non è in grado di comprenderne il significato alla lettera: il ritorno del latino. La lingua di Virgilio sta tornando di gran moda nelle scuole del Regno Unito, e non solo: dai corsi privati su Internet ai libri che insegnano a conoscerne perlomeno i rudimenti essenziali, la vivacità di quella che viene formalmente considerata una lingua "morta" è un fenomeno globale. Magari non tutti coloro che oggi si mettono a studiarlo, in Gran Bretagna e altrove, sono in grado di scriverlo e leggerlo perfettamente: ma se il "globish", lo sgrammaticato inglese globale, è la vera lingua comune del pianeta, forse anche un approssimativo "latinorum" può fargli da lingua madre.
Lo studio del latino, in Inghilterra, era sempre stato uno spartiacque classista: nelle costose, elitarie scuole private, da Eton in giù, veniva insegnato, mentre nelle scuole pubbliche statali era da tempo in inarrestabile declino. Negli ultimi tempi, invece, la tendenza si è capovolta: c´erano solo 200 scuole statali su 4000 che offrivano corsi di latino nel 2003, in quattro anni sono più che raddoppiate salendo a 459, e continuano ad aumentare. «Il latino è alla base di tutte le lingue, è una profonda ingiustizia che sia disponibile soltanto per una minoranza previlegiata, dovrebbe essere insegnato obbligatoriamente in ogni scuola del regno», commenta Boris Johnson, deputato conservatore, ex-direttore del settimanale Spectator e responsabile del suo partito per l´istruzione. «Sapere il latino fa la differenza», gli fa eco Lorna Richardson, direttrice del Progetto Iris, che si batte per lo studio della cultura classica nelle scuole. «In certi istituti pubblici ci sono studenti che parlano trenta lingue diverse e tutti riconoscono che il latino li aiuta sia a migliorare l´inglese, sia a comprendere meglio le radici della propria lingua». E in alcune scuole i corsi di latino sono finanziati dalla Cambridge University, convinta che sia compito della più prestigiose istituzioni universitarie impegnarsi per diffondere il sapere.
Il boom del latino è testimoniato anche dal successo di Amo, amas, amat and all that - how to became a latin lover, un libro uscito qualche mese fa in Inghilterra, dove ha già venduto 70 mila copie balzando ai primi posti della classifica dei best-seller: sebbene qualcuno possa averlo comprato erroneamente, attribuendo un altro senso al "latin lover" del titolo. Dice il suo autore, Harry Mount, che lo sta aggiornando per un´edizione americana: «Nelle professioni meglio pagate, dall´avvocato al banchiere, la conoscenza del latino è una condicio sine qua non. Tanta gente che non lo ha studiato a scuola compra il mio libro per colmare la lacuna». A proposito, il succitato titolo in latino dell´Indipendent è la traduzione di un modo di dire inglese: "what goes around, comes around". Chi non muore, si rivede, diremmo noi.
La lingua degli antichi Romani, evidentemente, è sopravissuta a tutto: perfino ai brutti voti di cui sono cosparsi i ricordi di scuola di tanti liceali.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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