Di veramente penoso, in politica, c’è soprattutto il giochino protervo di esigere sempre dagli altri quanto non ci si sogna di fare in proprio. Il Berlusconi che oggi dichiara di voler salire al Colle a chiedere la cacciata di Prodi nel caso di sconfitta del centrosinistra alle amministrative, è lo stesso Berlusconi che quando era al governo perse una caterva di elezioni locali, eppure (come è normale) rimase tranquillissimo a Palazzo Chigi, a regalare orologi ai capi di Stato dell’intero orbe terracqueo. Possibile che ogni opposizione, a ogni tornata amministrativa, dica che le elezioni hanno un valore politico, e ogni governo dica invece che hanno solo un valore locale? Ma non si annoiano? Non ne hanno le scatole piene di giocare sempre lo stesso ruolo mummificato? Non capiscono quanto sarebbe di sollievo, per un’opinione pubblica stremata, udire qualcosa di inedito? Per esempio un capo dell’opposizione che consenta alla maggioranza di perdere il Comune di Teramo senza chiedere la crisi di governo e la risistemazione degli assetti europei? Tra l’altro, qualora non sia la logica istituzionale a orientare le dichiarazioni politiche, si potrebbe ricorrere a quel vecchio e utile metodo che è un minimo di coerenza. Berlusconi si dimise quando perse le amministrative? No? E allora, perché non tace?

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