Requiem per le venti mucche della "cow parade" bruciate in piazza Duomo dagli ultras del Milan per festeggiare la Coppa. Mi ero affezionato a quelle mucche di plastica, al pascolo per Milano, e amo le mucche in genere. Viceversa detesto le feste di tifosi (mi sono tenuto a debita distanza anche dalla baldoria per lo scudetto interista), e le detesto esattamente per la stessa ragione per cui amo le mucche. In branco formano una placida biomassa ruminante, perfino la loro cacca è sana e fertile. I branchi dei tifosi sono invece una bolgia belluina e violenta, la "racaille" sarkosiana però senza neanche uno straccio di retroterra "sociale" a fare da alibi, le curve sono il terreno di conquista di una piccola borghesia razzista, mafiosa e rampante che strumentalizza l’idiozia delle teste vuote per fare i suoi ricatti. Che i calciatori del Milan abbiano raccattato uno striscione trucido degli ultras e l’abbiano inalberato sul loro pullman non è poi così sorprendente, i calciatori di tutte le squadre in buona maggioranza assomigliano sempre di più ai tifosi di curva, i goleador vanno a esultare rivolti agli ultras voltando le spalle al resto del pubblico. Le mucche però non c’entravano niente, poveracce. Adesso magari Berlusconi, con gesto tipicamente suo, le ripaga nuove, magari tempestate d’oro e sponsorizzate. Ma quelle venti, intanto, sono morte sul rogo: la nuova Inquisizione è la coglioneria di massa.

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