Duole dirlo, ma il Comitatone incaricato di dare alla luce il Partito democratico, malgrado qualche presenza "laica", è l’immagine di un clero partitico incapace di fare spazio ad altri. Niente da eccepire sulle persone: nella media, il ceto partitico riproduce pari pari le stesse bassezze e le stesse eccellenze della società civile che lo esprime. Pari pari. Ma tutto da eccepire sull’evidente duopolio delle due nomenklature (diessina e margheritina), che controfirmano con la loro stessa presenza, più che ingombrante, l’ipotesi che il Pd sia una progetto di fusione dei due partiti e non di rifondazione di tutta l’area di centrosinistra. La timida speziatura ottenuta con l’ingresso di personalità del mondo no-profit, del grande contadino Carlo Petrini, del cattolicesimo sociale, della coscienza laica di Tullia Zevi, non basta a cambiare il sapore di base. Che è fortissimo, insormontabile, ed è il sapore di un Conclave di poteri già in carica, di sapienze strategiche così consumate da esserlo forse definitivamente, di un ceto partitico che antepone la propria perpetuazione a ogni vero ribaltamento dei fini e dei mezzi. La gaffe preventiva della new-entry Marco Follini ("il Pd sarà una Dc che guarda a sinistra") aggiunge ulteriori perplessità. E l’età media (57 anni) si avvicina pericolosamente a quella del Conclave quello vero.

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