L’arte di autogiustificarsi è molto diffusa. È dunque molto probabile che i manifestanti diretti a Roma che hanno bloccato un paio di stazioni ferroviarie perché volevano i biglietti scontati siano certi di rappresentare una virtuosa avanguardia, in lotta per luminosi diritti. Peccato che il senso di questo diritto sfugga del tutto al resto del mondo, che fino a prova contraria è costretto a giudicare questo auto-sconto nient’altro che il piccolo sopruso di una piccola lobby, una delle tante che funestano la vita civile di questo paese. Di avanguardie che hanno già capito quello che a noi comuni tonti è ignoto, di caste ideologiche e di comitive di illuminati che si considerano al di sopra delle leggi ne abbiamo le scatole piene. Se io mi sdraio sui binari perché voglio pagare metà biglietto mi affidano prima alla polizia ferroviaria e poi, se sono fortunato, a uno psichiatra. Perché debba valere per Casarini e i suoi amici gitanti ciò che per me (o per un pendolare, o per un pensionato) non vale, è un mistero. Già ci sono gli ultras del calcio, a usare i treni secondo i loro porci comodi, ora ci tocca aggiungere a questo tristo novero anche i curvaioli della rivoluzione. E sicuramente, per soprammercato, sentirsi dare del pirla o del reazionario gnucco perché ci si indigna di fronte alla prepotenza organizzata. Ma davvero, prima o poi, ci toccherà scegliere se votare per la Binetti oppure per Casarini? Ma che cosa abbiamo fatto di male?

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