Il neosindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, dev’essere il tipico italiano furbo. Non vuole nel suo ufficio la foto del presidente della Repubblica perché è "un comunista", e i comunisti, anche se sono tra i padri fondatori della Repubblica e della Costituzione, per quelli come Tosi sono oggetto di un pogrom ideologico in piena regola. Ma per non dare l’idea di essere un eversore, o un rozzo che calpesta le buone regole istituzionali, il furbo Tosi vuole appendere al muro la foto di Sandro Pertini, perché "lui sì che incarna l’unità della nazione".
Sarebbe molto meglio se il sindaco lasciasse vuoto quel pezzo di muro: darebbe almeno l’idea, coerente, di uno che schifa allegramente le regole, un seguace del "me ne frego" come molti tra i suoi animosi compagni di partito. E non userebbe proditoriamente la faccia di Pertini, che non è più in condizione di ribellarsi, come foglia di fico della propria scelta sgradevole, e offensiva per molti italiani. Pertini non avrebbe gradito. Era uno di quegli antifascisti antichi, e tutti d’un pezzo, che consideravano lo Stato e le sue istituzioni come una conquista da difendere e onorare. Sarebbe il primo a rimettere al suo posto la fotografia del presidente in carica. Tosi lo lasci in pace. Non è roba sua.

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