Oggi vado a firmare il referendum elettorale, nella speranza che la famosa "porcata" di Calderoli (lascito avvelenato del governo Berlusconi) prenda una botta vigorosa. E il Parlamento sia costretto a mettere mano in quella palude (anche se non ci conto più di tanto). Certo il clima non è più quello, carico di speranze, del primo referendum Segni, che pareva ristabilire un rapporto leggermente più equo tra elettori e partiti. Né i referendum, strumento svuotato dal suo abuso, sono in grado come una volta di mobilitare il corpo elettorale quasi al completo, vedi (tristissima memoria) quello sulla fecondazione assistita, travolto dal menefreghismo e dalla disinformazione. Però è il gesto che conta, l´idea che esistano ancora almeno cinquecentomila italiani, di ogni orientamento politico, che non digeriscono le porcate, che vorrebbero ridurre il numero grottesco dei partiti piccoli e il loro potere di ricatto, che vorrebbero seppellire una legge elettorale che tradisce lo spirito maggioritario e – sfregio finale - offre alle nomenklature il vantaggio scandaloso di usare i nostri voti per mandare in Parlamento gente votata da nessuno. Il mito della società civile è impallidito negli anni, ma è la politica incivile a rinvigorirlo, a renderlo, se non vincente, almeno necessario.

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