Fino a non molti anni fa il mondo cattolico era fonte di un ricco dibattito intellettuale, in grado di coinvolgere e appassionare anche i non credenti. Oggi (come scrive bruscamente Vittorio Messori sul "Corriere") per sentire una voce dissonante, e per Messori certamente disturbante, bisogna che "qualche giornalista vada a sfruculiare esponenti di comunità non cattoliche, eccitandoli alla polemica". Mondo cattolico è diventato sinonimo di Chiesa, e Chiesa sinonimo di Papa. Punto e basta. La vasta e plurale comunità di persone e di esperienze spirituali e sociali espressa nel periodo giovanneo sembra scomparsa nel nulla. La parola della Chiesa cala sempre e solo dall´alto come un maglio dogmatico, e i soli intellettuali udibili sono in genere quelli di complemento, entusiasti della svolta anti-ecumenica e neo-tridentina di Papa Ratzinger.
E così, se "qualche giornalista" non si prende la briga di telefonare a un valdese nel disperato tentativo di variare il menù, sotto i riflettori troviamo sempre e solo il cattolicesimo blindato del Papa. I non cattolici potrebbero anche esserne felici: la Chiesa, così rinserrata, pare destinata a ridurre la sua influenza e il suo carisma, a ridursi a solo nocciolo e niente polpa. Ma i cattolici, "gli altri" cattolici, non hanno niente da dire? Perché si fa così fatica a udirne la voce? Non è anche loro, la Chiesa?

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