Al povero Mimun, alla graticola per avere mandato in onda le immagini delle perizie su e con i bambini di Rignano, vanno riconosciute le attenuanti ambientali. Molta parte dell’ambiente giornalistico considera del tutto normale (e dunque neanche sospetta che sia disgustoso o illegale) la messa in onda e la pubblicazione di "notizie" che rovistano nelle viscere più intime della vita personale. A volte per una effettiva (anche se molto allargata) esigenza di cronaca, altre semplicemente per fare spettacolo e per fare cassetta. Naturalmente tirare in ballo anche i bambini è particolarmente ignobile (e difatti, quel servizio del Tg5 era ignobile). Ma nessuna legge, nessuna norma, nessun Garante, nessun codice di autoregolamentazione può nulla se non cambiano la mentalità e la cultura dei media: esattamente come chi guida ubriaco, finché quel comportamento non verrà percepito come un reato grave, come una violenza contro gli altri, continuerà a essere vissuto dagli ubriachi come una colpa veniale. Finché i media non riusciranno a fare i conti con la propria violenza (quando sono violenti), un illustre direttore come Mimun può tranquillamente cascare dalle nuvole quando gli si comunica che un bambino dell’asilo non è carne da palinsesto.

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