L´asciutta, pietosa cronaca che Giovanni Maria Bellu ha scritto sugli ultimi giorni di Giovanni Nuvoli ("Repubblica" di ieri) faceva rivoltare la coscienza. I pretoriani della fede (aggrappandosi a quelle stesse leggi dello Stato che non esitano a ripudiare quando non siano di loro comodo) hanno condannato Giovanni a un finale insopportabile. Il respiratore che lui non voleva più ha costretto il suo corpo a "respirare" e i suoi polmoni a riempirsi per tre ore dopo la morte: un macabro dettaglio che descrive ed esalta alla perfezione l´accanimento scellerato, la prigionia morale e fisica che il cosiddetto "partito della vita" infligge al corpo degli altri. Il pretesto religioso (la vita appartiene a Dio) si traduce in un morboso sequestro di noi persone mortali, del nostro corpo fragile e della nostra volontà di essere liberi e dignitosi. Giovanni, pur di superare il muro inumano che leggi imperfette e ottusità etica gli avevano eretto attorno, si è lasciato morire di fame e di sete. Ma gli hanno mandato perfino i carabinieri (poveri carabinieri), dieci giorni prima della sua morte e della sua liberazione, per impedire che un medico lo aiutasse a evadere. E tutto questo in nome di Dio!? Oppure in nome dei bigotti e di quei preti aridi e presuntuosi che straparlano di "vita" senza rispettare i vivi?

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