Giulio Tremonti è uno dei pochissimi politici italiani le cui parole pesano, e rassomigliano addirittura a pensieri compiuti. Per questo, quando dichiara a Cazzullo del "Corriere" che "la vita non è solo il Pil", che "gli interessi urlati e gli egoismi esibiti cederanno il passo al ritorno dei valori", che incombono esigenze "spirituali", ci si riflette sopra. Ci si riflette al punto che viene da chiedersi se questo Tremonti è lo stesso influentissimo esponente del centrodestra, nonché emerito architetto dell’asse Lega-Forza Italia, che sugli "interessi urlati" e sugli "egoismi esibiti" ha costruito le proprie fortune elettorali. Di "spiritualità" - escludendo che qualcosa di davvero spirituale alligni negli atei devoti che considerano il papismo solo un’arma politica - non se ne vede in giro molta, nel Nord-Est dei capannoni e dei Bancomat. Men che meno in Costa Smeralda, dove le nozze Briatore-Gregoraci (testimoni Berlusconi e Fede) non si annunciano pregne di svolte valoriali. Può anche darsi che Tremonti veda più in là di noi. E che il nocciolo duro della ventilata rivolta fiscale non sia il desiderio di cambiare l’Audi, ma il bisogno di punire Cesare e riaccostarsi a Dio. In attesa di saperlo, rimaniamo dell’opinione che il Tremonti ansioso di valori e di nuova socialità debba fare i conti, prima ancora che con il "governo delle tasse", con i suoi elettori e con il suo arcigno terroir di provenienza.

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