Che si debba perfino discutere se pagare le tasse è da buon cristiano, oppure no, è francamente curioso. Tipico di un paese che (unico in Europa) ha deciso di pendere dalle labbra della Chiesa anche per questioni che riguardano solo e soltanto la repubblica e le sue leggi. Ci basta e ci avanza sapere che chi non paga le tasse è un ladro, uno che ruba strade, scuole e ospedali a chi le paga. Il resto serve solo a intervistare Baget Bozzo per venire a sapere che l’evasione fiscale "non è un peccato", e figurarsi se diceva il contrario. Difatti non è peccato: è reato. Ma evidentemente questo non è più sufficiente a sorreggere un giudizio condiviso, il famoso "comune sentire" che va a farsi benedire nelle infinite e capziose diatribe su che cosa ne penserebbe San Paolo dell’Iva, e tutti a ripassare la patristica dimenticando che basterebbe il codice penale, o addirittura il buon senso. Sempre il buon senso basterebbe a stabilire, una volta per tutte, che ciò che vale o non vale per la Chiesa non deve necessariamente coincidere con ciò che vale o non vale per lo Stato. Il dettato della Chiesa, e perfino quello di Baget Bozzo, ha massimo interesse per i cattolici, un po’meno per chi cattolico non è. E siamo in tanti. E francamente, non è che moriamo dalla voglia di sapere se nelle Scritture si parla dell’Iciap.

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