Sarà anche vero che egoismo e narcisismo sono i mali delle società moderne, individualiste e disgregate. Ma fa sempre una certa impressione scoprire che dietro ogni forma di criminalità organizzata (racket piccoli e grandi, mafie rurali o urbane, local o global) c´è il patriarcato, ci sono famiglie così numerose e così solide da essere impenetrabili da qualunque legge che non sia quella della tribù. Il capotribù è un maschio anziano e dispotico (come l´orrido rumeno Pomaci, boss della mendicità ai semafori, che sta in vacanza sul mar Nero mentre congiunti sciancati e bambini schiavizzati gli pagano le ferie taglieggiando gli automobilisti) che considera i membri del suo clan carne da lavoro, nonché sua proprietà personale. L´idea dell´autodeterminazione dell´individuo non sfiora neanche queste comunità infelici e violente: ma è su quell´idea, per noi così basica e così decisiva, che si fondano la libertà e la democrazia. Bisognerebbe rileggere "Padre Padrone" di Gavino Ledda (o rivedere l´eccellente film dei Taviani) per avere una più compiuta percezione di quanto lo scontro tra arcaicità e modernità contenga, in buona parte, tutti gli elementi dello scontro tra libertà e servitù. La modernità ci spaventa quando genera isolamento e sradicamento. Ma ci sono compagnie, e ci sono radici, che fanno molta più paura della solitudine.

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