Cosa penso dell’adolescenza attuale? Ebbene, io sono sempre più convinto che pensare all’adolescenza oggi, significhi soprattutto pensare all’importanza biologica dei processi del pensiero: percezione, memoria, immaginazione, che sfociano, appunto, nel pensiero dal quale poi parte l’azione; il mondo interiore ha, quindi, un’importanza vitale per la formazione della personalità che si forma attraverso un processo di adattamento, il quale a sua volta si manifesta in due momenti: ritiro dal mondo esterno e ritorno ad esso con la propria padronanza e capacità di critica. Ma il mondo della percezione e quello del pensiero sono entrambi fattori di regolazione dell’io e di quel processo di adattamento che consiste, appunto, nel ritirarsi prima dalla realtà per poterla criticare, e poi ritornarvi per poterla dominare meglio.
Ma oggi, in particolare, l’adolescente ha bisogno che la percezione e l’immaginazione lo aiutino a orientarsi nelle visoni spazio-temporali, dalle quali è continuamente stimolato. Un processo di interiorizzazione che deve creare un rapporto tra adattamento, sintesi e differenziazione della realtà. Ma è il pensiero che, già nell’adolescenza, deve subito creare un ponte fra tutti questi elementi! E quanto più un ragazzo si differenzia e si autonomizza nelle sue percezioni meditate, tanto più diventa indipendente dagli stimoli eccessivi e scoordinati dell’ambiente e dalle tecnologie che lo influenzano. È così che si crea il suo rapporto con l’azione: azione che, per questo motivo, potrà essere negativa o positiva. Ma se le funzioni come il controllo selettivo, l’esame della realtà, la possibilità di vedere il mondo in modo obiettivo e l’astrazione controllata sono disturbate, a tutto ciò corrisponderà un insuccesso nell’adattamento, perché la conoscenza è sempre legata alle condizioni esistenziali di ogni individuo. L'adolescente deve, quindi, essere aiutato a raggiungere una funzione ottimale del suo pensiero razionale che è determinato dalla sua maturità, dalla sua forza e dalla struttura del suo ‟io”. Tutto questo per poter arrivare a un vero adattamento alla realtà in cui vive.
Ma quando vediamo i ragazzi vivere, invece, vite parallele come nel mondo virtuale di Internet o in un programma come ‟Second life”, che fortunatamente va diminuendo, nei blog o nei loro interminabili viaggi nella rete, questo equilibrio si rompe, perché manca il collegamento tra percezione e pensiero. E non solo: mancando la critica nell’accettazione fra elementi razionali ed elementi irrazionali, la loro ragione può soccombere di fronte all’irrazionalità. Questo è il vero pericolo.
I nuovi neuropsichiatri devono quindi organizzarsi per creare nei bambini e ragazzi un processo di conoscenza e di critica nelle relazioni con l’ambiente e con le nuove tecnologie, che adesso per molti di loro, ormai, sostituiscono addirittura la vita affettiva e cioè la famiglia. È perciò sempre valido il significato che Freud dava alle parole ‟ragione”, ‟intelligenza” e ‟spirito scientifico”, usandole come sinonimi. Dobbiamo subito lavorare tutti per capire e lottare contro l’irrazionalità implicita nella psicologia di massa, con la quale i nostri bambini e adolescenti devono scontrarsi ogni mattina, quando si alzano dai loro sonni sempre meno tranquilli.
Mi sembra che, dal lato pragmatico e pratico la nuova Neuropsichiatria infantile debba lavorare affinché la scuola sia modernizzata e si cambino i programmi che devono diventare realisticamente internazionali. Una scuola aperta a nuove sollecitazioni positive e mai negative, che guidi i giovani in questo salto epocale, ma sempre con l’aiuto dei genitori.
Ecco come aiutare oggi l’adolescenza!
Questo rapporto genitori-scuola deve essere molto più frequente, almeno tre o quattro sedute mensili organizzate dalle scuole con la costante presenza della madre. Per informarsi sulle novità negative e positive delle realtà che circondano i loro figli. Il genitore inoltre ne deve sempre conoscere amici e compagni e dare possibili giudizi, negativi o positivi, sul gruppo scolastico. Sapere se c’è e come è formato il ‟branco” e inoltre informarsi sulle famiglie e il lavoro dei genitori.
Il rapporto padre-figlio, come insisto da anni, deve allargarsi: il genitore deve parlare della vita sociale e di quella politica. Dei doveri e dei compiti di un buon cittadino e aiutare a sviluppare vari tipi di associazioni. E non solo quelle educative e sportive, ma culturali, artistiche, musicali; creando nello stesso tempo spazi di aggregazione per i ragazzi e associazioni che si occupino dei più bisognosi, le quali possono così avviarli a un vero volontariato, sviluppandone varie forme.
Ma soprattutto scoprire a ogni costo se e come circola la droga fuori e dentro la scuola, individuandone gli studenti spacciatori per poi denunciarli. Insegnare a non fidarsi completamente dei figli tranquilli e cosiddetti ‟puliti”. Perché tali si mostrano ai propri genitori, mentre sono attentissimi a non farsi scoprire sotto l’effetto di alcol e droga. Oggi hanno imparato infatti a nascondersi in maniera così accorta da trasformare i genitori nei loro più convinti difensori. Nonostante tutto ciò, dovete fare leva su quella parte positiva e valida che le statistiche ci danno all’86%, appartenenti comunque a famiglie con genitori non separati. Diamo loro stimoli e interessi pratici e realistici, considerandoli perciò dei veri cittadini già a 16anni, preparandoli al voto amministrativo, che li aiuterà a prendere coscienza delle loro responsabilità in campo sociale votando poi a 18 anni alle politiche.
Personalmente sto lottando dal 2001 affinché questa mia richiesta diventi una legge ben codificata e strutturata.
Voi però dovete anche lottare affinché il ‟branco” non si imponga e i reality show vengano trasmessi il meno possibile, che il programma ‟Sècond life” sia abolito in quanto portatore di atteggiamenti schizoidi, derivati da un vero e proprio pericolo di sdoppiamento della personalità.
Ma attenzione ai blog: l’uso deve essere controllato, ma non demonizzato, essendo ormai diventati i sostituti del diario personale che, se una volta era segreto e nascosto, oggi è visitato da chiunque possa dare loro l’impressione di strapparli a quella pericolosa solitudine che li allontana sia dall’autorealizzazione, sia dall’autoaffermazione. Se sappiamo tutti che internet è uno strumento prezioso, sappiamo anche che può allontanare sempre di più l’individuo da quell’autonomia dell’io che se si lascia influenzare dalle percezioni e dagli istinti, deve anche riuscire lui stesso a influenzarli, con i propri personali metodi di difesa. Ecco i miei pensieri sull’adolescenza attuale. Pensieri che sono iper-semplificazioni da elaborare, ma ricordatevi che le misure correttive non sono mai sufficienti.
E se quanto ho proposto potesse realizzarsi varrebbe ancora il leit-motiv dominante nella mia lunga esperienza di neuropsichiatra infantile. ‟Un bambino felice sarà un adulto maturo”. E, riguardo all’adolescenza, ‟un adolescente felice sarà un cittadino maturo”.

Ed ora voglio aggiungere che un consiglio, un aiuto ben dato sono come una poesia che libera la tensione e fa sentire più felici. Il mio messaggio è perciò questo: aiutare i bambini e ragazzi a stare meglio insieme agli altri e a vivere nel gruppo. Per far questo dovete imparare a prevenire in loro lo sviluppo delle tendenze antisociali senza ricorrere a proibizioni categoriche e scontate e non convincenti. Imparate a gestire i loro sensi di colpa lasciando nei bambini quella piccola ma sana aggressività spontanea che li difenderà nella vita sia prima che dopo l’adolescenza. Ricordatevi che fallire l’assistenza di un bambino significa perdere una battaglia ma non la guerra, e quindi continuate a lottare senza arrendervi mai anche dopo una terapia che non si è risolta come speravate. Imparate a trasmettere loro la capacità di stare soli che è il contrario dell’angoscia di ‟essere” soli, cercando sempre di entrare in contatto con il loro vero Sé. Tenendo però sempre conto del loro falso Sé. E ricordatevi inoltre che oggi esiste una larga fascia di adolescenti molto positivi che reagisce agli input negativi riuscendo a combattere le spinte autodistruttive più aggressive e a far migliorare i rapporti con famiglia, scuola e società. La mia speranza solo apparentemente scontata è che troviate giorno dopo giorno la stessa forza per far varare e poi osservare quelle leggi che ho chiesto poc’anzi. Senza usare viol
Giovanni Bollea

Giovanni Bollea

Giovanni Bollea (Cigliano Vercellese, 1913 - Roma, 2011), innovatore della neuropsichiatria infantile italiana del dopoguerra, si è formato a Losanna, Parigi e Londra ed è stato professore emerito presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Fondatore e direttore dell’Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile, promotore di innumerevoli iniziative a favore dell’infanzia, ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione dell’Università di Urbino nel 2003 e gli è stato conferito il premio alla carriera al Congresso mondiale di psichiatria e psicologia infantile e dell’adolescenza di Berlino nel 2004. Con Feltrinelli ha pubblicato Le madri non sbagliano mai (1995), che ha riscosso uno grandissimo successo, Genitori grandi maestri di felicità (2005) e ha scritto la prefazione a I no che aiutano a crescere (2003) di Asha Phillips.

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