Davvero non si capisce perché la frase del Bossi su Marini ("è un cadavere") abbia suscitato tanto sdegno. Rispetto ai modi e ai toni abituali del Senatur, quella su Marini è quasi un' affettuosità. Intanto è in italiano corretto - forse un segno di deferenza per la seconda carica della Repubblica - , poi non è stata pronunciata in canottiera nonostante il clima ancora estivo lo consentisse, infine non è stata seguita dal gesto dell' ombrello, o dei pantaloni calati, o del peto artificiale con mano sotto l' ascella. Questo per la forma. Quanto alla sostanza politica, va sottolineato con sollievo che la morte di Marini non è stata attribuita dal Bossi a sparatorie o fucilate di valligiani imbufaliti, e dunque le cause del decesso del presidente del Senato sarebbero naturali. Una significativa svolta moderata nella parabola politica di questo uomo col sigaro, la cui apparizione nei telegiornali fa sorgere inevitabile sempre la stessa domanda: ma dove avrà intenzione di spegnerlo? Peccato soltanto che un discorso così ragionevole e temperato, insolito nel repertorio del Bossi, sia stato rovinato da uno scivolone imperdonabile: è stato quando il Bossi ha indicato nel Calderoli il candidato ideale alla guida di un governo istituzionale. Qui la categoria dell' orribile ha fatto di nuovo capolino nelle sue parole: ma è stato solo un attimo.

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