"Repubblica" è l’unico quotidiano nazionale che domenica ha aperto la sua prima pagina con il Grillo Day. Ampie cronache e un commento (mio) che, pur esprimendo qualche critica, sosteneva che quello che sta accadendo non è antipolitica, è pura politica, e va preso molto sul serio. Curiosamente, nei due giorni successivi sono stato subissato di mail di "grilliani" infurentiti e sprezzanti, increduli che l’alba nascente di una Nuova Era non venga esaltata da tutti come una doppia palingenesi: quella dei buoni che spazzano via i cattivi, e quella di internet che cancella il patetico vecchiume della carta stampata. Di suo, Grillo ha aggiunto, in un’intervista alla Stampa, che gli "intellettuali" come me "se la prendono con lui" perché sanno che il mondo dei blog sta per seppellirli, mettendo a repentaglio "le loro ben pagate professioni di commentatori". Mettiamola così: dovessi riscrivere il mio ben pagato commento, alla luce delle parole di Grillo e delle mail invelenite che ho ricevuto, aggiungerei qualche preoccupazione in più sulla totale assenza di dubbi e sulla sicumera settaria che rischia di catalizzarsi attorno a Beppe. Intelligenza e passione sono virtù, rompere gli schemi pure, ma il fanatismo è un vizio tra i peggiori. Anche il Dalai Lama accetta critiche.

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