Secondo la sua declinazione giornalistica, non poteva che essere "di gran lusso" il lupanare tedesco alla cui uscita è stato fotografato il povero Sting. Magari era un localino appena medio-alto, diciamo un quattro stelle con i long-drink compresi nel prezzo, e il portiere che non ride quando entri e quando esci. Ma vuoi mettere, per la gioia di quella comare virtuale che è la Pubblica Opinione, poter coniugare lussuria e lusso, e immaginare Sting tra baiadere, zampilli di latte d’asina, ottoni e marmi? Anni fa, nella redazione di "Cuore", noi satirici si leggeva con ammirazione il popolarissimo ebdomedario "Cronaca vera", sublime nell’affastellare tutti i luoghi comuni del pulp e del kitsch. Titoli capolavoro, come "Violentata da uno zio su un tappeto di gran pregio", nel quale era evidente che il vero "oooh!" di meraviglia sarebbe scaturito, nelle camerate dei militari e dal barbiere, non già dal banale stupro, quanto dal tappeto di gran pregio. Allo stessissimo modo, oggi, anche per rispettabilissimi quotidiani borghesi, Sting potrebbe anche cercarsi un alberghino dietro la stazione, e una peripatetica di scadente avvenenza. Il titolo sarebbe comunque "notti brave in un lussuoso bordello": e nessuno, nelle prestigiose case editrici di testate "di gran pregio", che voglia riconoscere il copy-right a "Cronaca vera".

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