Ci sono state un paio di retate di nazisti, a Varese e a Lucca. Uno dei due gruppi (Lucca), più tradizionalista, organizzava pestaggi. Quell’altro (Varese) era più originale e inconsapevolmente spiritoso, voleva instaurare il nazionalsocialismo presentandosi alle elezioni, e lo aveva già fatto in parecchi comuni lombardi, nell’indifferenza generale. I giornali ne hanno parlato abbastanza distrattamente, come di una patologia marginale, e penso che abbiano avuto ragione. Leggendo le cronache non vengono in mente particolari pericoli per la democrazia (o quel che ne rimane). Non viene neanche in mente la politica (o quel che ne rimane). Piuttosto, una generica pazzia di provincia, quel tipo di deriva sociale che già alimenta le sette sataniche e quelle di purificazione religiosa, gli hell’s angels o i gruppi ultras più abbruttiti, un raggrupparsi di naufraghi, un ritrovarsi tra sballati. Qualcosa che in Italia suona abbastanza nuovo, i nostri fanatici purtroppo sono sempre stati lucidi, da noi il fanatismo è anche andato al potere per vent’anni, che non sono pochi. Invece questo fanatismo picchiatello, tristarello, di sette e di gruppetti strampalati, nazisti a Varese, diavolesse a Voghera, vudù su Telebrindisi, fa pensare piuttosto alla piccola America che siamo diventati o stiamo diventando, dopo la politica non c’è l’antipolitica, c’è la psichiatria.

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