Fare i conti nelle tasche degli altri. E farli tignosamente, con rabbia e con il dito puntato, farli al centesimo e farli in pubblico, tu guadagni più di me, tu spendi troppo, tu mi costi un sacco, tu sprechi, tu pesi sul mio bilancio, vergognati tu, no vergognati tu….
È questa la politica? Questa schifosa contabilità, questa dittatura della convenienza, questo parlare solo di quattrini? Neanche Marx, che pure metteva la durezza dell´economia al centro di ogni cosa, e se la rideva delle bellurie idealiste, poteva prevedere che ci saremmo ridotti così. Non si parla d´altro, nell´Italia di queste settimane. Di qualunque cosa o persona ci si chiede "quanto costa?", di chiunque si sospetta che intaschi prebende immeritate, che scrocchi qualcosa, che sia parassita di qualcun altro. Capita perfino che la onesta e austera senatrice Menapace, una vita in autobus, l´esatto contrario della "casta" (la casta! la casta! la casta!), finisca sotto accusa per un volo di Stato per conto della Commissione parlamentare di cui è presidente. Menapace sul banco degli spreconi o dei furbi è un paradosso e pure un segnale d´allarme. Vuol dire che, in questa ennesima notte della Repubblica, tutti i gatti sono bigi. E nel gran fracasso i veri disonesti, i veri ladri, i veri arroganti godono. Grazie alla confusione, aumenta di parecchio la loro speranza di eterna impunità.

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