Si capisce che i coniugi Mastella siano molto contrariati dalle accuse e dalle dicerie che ne hanno fatto il simbolo stesso della Casta (la casta! la casta! la casta!). Il ruolo di capro espiatorio, anche quando fosse meritato, non è mai piacevole. Non colpisce favorevolmente, però, il fatto che la signora Mastella, per dare corpo alla sua indignazione, scelga di spalmare sull’intero corpo politico nazionale il peso del privilegio, tirando in ballo, con nomi e cognomi, i colleghi del marito e le loro signore, con relative facilities di Stato. Né che il marito, da ministro a ministro, replichi al collega Di Pietro rinfacciandogli la vecchia storia della Mercedes.
L’alibi del "così fan tutti", sempre poco convincente come copertura etica, può reggere al massimo in una disputa di pianerottolo ("quella schifosa del terzo piano fuma in ascensore!"), ma stride parecchio con quella che è, o dovrebbe essere, la dignità e la gravità di un ruolo istituzionale.
Non è il buon nome dei Mastella a essere in discussione. Di quello, ci scusino i Mastella, ci si preoccupa solo a Ceppaloni centro. E’ il buon nome dello Stato che, in questo momento, desta legittima apprensione: e comunicandoci che il ministro Tizio è anche peggio, e l’onorevole Caio non ne parliamo neanche, i Mastella non danno l’impressione di avere capito bene di che cosa si sta davvero parlando.

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