Nel patetico tentativo di catalogare o ri-catalogare le cose che mi circondano, e soprattutto il mio rapporto con esse, faccio più volentieri la spesa alla Coop piuttosto che alla Esselunga. Perché la Coop ha tanti soci e Esselunga un solo padrone, per giunta molto di destra, e dunque la Coop mi pare più affine alle mie inclinazioni, giuste o sbagliate che siano. Ogni giorno che passa, però, mi rendo conto che questo tentativo di mantenere in vita una scala di valori rischia di rendermi, oltre che patetico, anche stupido. Leggo infatti che le Coop, ramo edilizia, stanno per costruire e gestire, a Genova, un albergo di superlusso, l’Hotel Bentley. E sia ben chiaro: fanno benissimo, il business è sicuramente ottimo, anche se la ricaduta positiva sul prezzo delle pere negli ipermercati magari non è assicurata. Il problema è un altro. Il problema è che, evidentemente, Coop non si pone, nei confronti del proprio marchio, della propria funzione e del proprio destino, gli stessi scrupoli che mi pongo io. E questo mi fa sentire un vecchio e ridicolo moralista che si pone il problema di dove comperare il sedano. In fin dei conti, dunque, la nascita dell’ Hotel Coop-Bentley (che alle mie orecchie suona come Berlinguer-Vuitton) mi fa sentire molto sollevato. Business in business, la differenza tra Ipercoop e Esselunga sta solo nei miei decrepiti pregiudizi. E dunque evviva, liberi tutti, posso andare a fare la spesa dove accidenti mi pare.

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