Pare che un po’di gente (qualche giornalista, qualche attivista di centrodestra) si sia divertita un mucchio a votare di straforo alle primarie dei democratici, o a votare più volte, per dimostrare che il sistema dei seggi non era impermeabile alle frodi. Non è una gran notizia: che un esercito di volontari possa sbagliare, o possa non eccedere nei controlli pur di non scoraggiare il voto, lo si poteva immaginare anche prima. È un po’come fregare le candele in chiesa per dimostrare che il patrimonio artistico italiano è troppo esposto. Se il parroco ti scopre e ti prende a calci nel culo, come non congratularsi vivamente con lui? Sbalordisce, invece, la gongolante soddisfazione con la quale gli autori della frode sbandierano la loro (facile) impresa, vantandosi della fregatura inferta come fanno le macchiette della commedia all’italiana. Nei paesi anglosassoni uno che si spacciasse per elettore di un partito non essendolo, verrebbe considerato con spregio totale tanto dagli avversari quanto dai suoi. Da noi - non c’è niente da fare - la furbizia, che è una delle più spregevoli manifestazioni di assenza di talento, continua a sembrare una virtù. E dire "li ho fregati!" piace da matti, anche se è la voce del ladro a parlare.

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