Dice sconsolato il vecchio Bossi: "Non esiste più una via democratica per cambiare la Costituzione". Perché, è mai esistita? C’è forse stato anche un solo istante, nella nostra storia recente, in cui la Padania, la secessione, il Parlamento del Nord, il tricolore nel cesso, Roma ladrona eccetera sono state idee di maggioranza? La Lega, anche nei suoi momenti più straripanti, è sempre rimasta abbondantemente sotto il dieci per cento dei voti. Persino nelle regioni del Nord è sempre stata - al massimo - il terzo o quarto partito. La frase di Bossi andrebbe dunque esattamente rovesciata: "Esiste da sempre una via democratica per NON cambiare la Costituzione". Almeno, per non cambiarla nel senso voluto da Bossi. Nonostante questo, il bilancio politico di Bossi e della Lega, fatti i debiti conti, è un autentico trionfo. Un partito così piccolo, con un programma anti-nazionale, forti venature xenofobe, esponenti imbarazzanti come Calderoli, Borghezio e Boso, è riuscito a condizionare pesantemente quasi vent’anni di vita politica italiana, governare per un paio di legislature, occupare alte cariche istituzionali. In Europa le forze omologhe alla Lega sono ovunque al bando. Nessuno (destra o sinistra) si sognerebbe di governare con loro. Resta da stabilire quanto il successo di Bossi sia dovuto al suo talento politico, quanto alla vergognosa mancanza di princìpi e di dignità del quadro politico che lo ha fin qui ospitato come una star.

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