Con il macello che c’è in giro, è passata quasi inosservata l’ennesima (tentata) ricostruzione del fu partito socialista. E’ da una quindicina d’anni che se ne parla, in genere nelle pagine molto interne dei quotidiani. Ad ogni nuova riunione, il lettore distratto dà per avvenuta la ricomposizione dei cocci, e se ne compiace. Ma pochi mesi dopo si viene a sapere che un gruppetto di valorosi - in genere sempre gli stessi - si è dato un nuovo appuntamento per rifondare il Psi. E si prende atto che, evidentemente, il precedente agglomerato politico, benché fresco di fattura, nel frattempo ha nuovamente ceduto, forse perché il procedere delle scissioni, per inerzia storica, ha comunque la meglio sui tentativi di agglomero e rimpasto. E ci si domanda, pur senza ansia eccessiva, quale episodio (per esempio una delle ricorrenti liti tra i fratelli Craxi) abbia inopinatamente guastato il clima già poche ore dopo che si era rasserenato. Ci si rimane male. Sarebbe di conforto sapere che, in tanto disfacersi e incattivirsi dello scenario politico, almeno i socialisti hanno messo la testa a posto, hanno trovato sede e concordia, smesso di insultarsi e accusarsi a vicenda di tradimento, spergiuro e altre infamie. Ma le speranze sono poche. Oramai la tenuta precaria del "nuovo Psi" è proverbiale: prima che finisca l’Internazionale, già si accusano a vicenda di stonare.

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