I bambini più piccoli d’età, all’interno di una stessa classe, ottengono mediamente voti peggiori e hanno un ritardo accademico rispetto a quelli più vecchi, anche soltanto di pochi mesi, ritardo che si trascina per tutto il corso di studi: scontano insomma un handicap di cui non si libereranno più, fino al termine delle scuole superiori. Ad affermarlo, cifre alla mano, è il più ampio studio mai condotto in materia: l’Institute for Fiscal Studies, una società di ricerche che fornisce dati al ministero dell’Istruzione britannico, ha analizzato i risultati scolastici di due milioni di studenti inglesi fra i sei e i diciotto anni d’età, ed è arrivato a tali conclusioni. Nel sistema britannico - dove la scuola primaria comincia a settembre e i bambini debbono aver compiuto cinque anni per accedere - gli scolari più giovani corrispondono alla "generazione agosto", cioè gli ultimi a entrare in tempo utile. «Questi alunni sono penalizzati automaticamente a causa della loro data di nascita e ciò è ingiusto e inaccettabile», sostiene l’indagine, «dovrebbero essere prese misure per eliminare questa differenza». In pratica è la dimostrazione, teoricamente valida per qualunque paese, che in una medesima classe i bambini più grandicelli hanno considerevoli vantaggi: sono più maturi, si ambientano meglio e ricevono voti più alti. Tale vantaggio, oltretutto, non si esaurisce nei primi anni di elementari, ma viene mantenuto fino ai diciotto anni, sia pure con un distacco sempre minore, con conseguenze sulle scelte che i giovani fanno alla fine della scuola dell’obbligo. La ricerca afferma che gli scolari che sono più piccoli degli altri, quando cominciano una determinata classe, ottengono risultati peggiori nei compiti e negli esami, hanno più problemi a imparare a leggere e scrivere, rimangono «indietro» nei programmi rispetto ai compagni di classe più grandi. I dati, o meglio i voti, parlano chiaro. Per esempio, il 47 per cento dei bambini nati in agosto, a livello di terza elementare (8 anni d’età), ottengono «buoni voti», contro l’80 per cento dei compagni di classe che sono di qualche mese più grandi. A livello di quinta elementare (11 anni d’età), il 48 per cento dei nati in agosto ottengono buoni voti, contro il 64 per cento dei compagni che hanno qualche mese in più. E la differenza, pur assottigliandosi, resta evidente sino all’ultimo anno di scuole superiori (18 anni d’età), quando il 44 per cento dei nati in agosto ottengono buoni voti (identificati come «5 A», ossia il massimo dei voti, in cinque discipline principali), contro il 50 per cento dei loro compagni più grandi. Il vantaggio per gli scolari anagraficamente un po’più vecchi è più visibile fra le femmine che trai maschi, e finisce per costituire «un handicap» per entrambi i sessi quando viene il momento di decidere se proseguire gli studi. «Il mese in cui si nasce ha conseguenze significative su tutto il corso scolastico», dice al Guardian Lorraine Deaden, uno degli autori della ricerca, «siamo rimasti sorpresi nel constatare una netta differenza anche fra studenti di diciotto anni. Spesso gli insegnanti e anche i genitori non si rendono conto di quanto sia grande l’impatto che ha l’età sui risultati scolastici». Il ministero dell’Istruzione promette di tenerne conto.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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