"L’Unità" e "Libero" pubblicati dallo stesso editore? Secondo gli uomini di mondo, per i quali gli affari sono affari, non ci sarebbe niente di strano. Si possono fare i quattrini (o perderli) con la destra e con la sinistra, dopotutto. E poi - sono sempre gli uomini di mondo a insegnarcelo - questa storia della faziosità italiana ha veramente stufato, basta dividersi in tribù. Evidentemente devono esserci pochi uomini di mondo, nel resto del mondo. Dove gli editori dei giornali - compresi i grandi gruppi - hanno un profilo culturale in genere molto preciso, e una storia politica strettamente intrecciata a quella del loro paese: semplicemente inimmaginabile, per fare il primo esempio che viene in mente, che "Liberation" e "Figaro" possano mai avere lo stesso padrone. E per fare un esempio più vicino a noi, quando Berlusconi comperò la Mondadori nessuno si stupì che "Panorama", storicamente liberal, diventasse una specie di catalogo generale del giornalismo di destra. L’editore non è un fabbricante di scarpe o di transistor. Produce parole, e le parole non sono mai neutrali. L’eventuale vendita dell’"Unità" all’attuale editore di "Libero" sarebbe solo l’ennesimo salto di qualità del trasformismo italiano: con Sinistra e Destra al posto del proverbiale Franza o Spagna.

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