Non so come sia farsi assassinare negli altri Paesi, ma farsi assassinare in Italia è il peggio che può capitare. In conseguenze del fatto che la cronaca nera è un genere di successo, il cadavere diventa una specie di proprietà pubblica. Se si è per esempio una studentessa inglese ammazzata a Perugia, i telegiornali provvederanno a comunicare a tutti che la morte è stata preceduta da un rapporto sessuale, riservandosi di annunciare nelle prossime edizioni che genere di rapporto, e con chi. Il "quante volte, figliola?" del confessore, non per caso bisbigliante e riservatissimo, è diventato "breaking news!", strillo eccitato, condimento piccante per il noir di giornata. E non migliora la situazione sentire gli inquirenti che discettano sulla moralità della scomparsa, non importa se pro o contro, manco fossero ospiti di un dibattito di approfondimento condotto da Giletti, e non depositari di delicate e dolorose faccende giudiziarie. Francamente non saprei proprio come regolamentare, anche eticamente, il delicato rapporto tra diritto di cronaca e rispetto per i morti (e i vivi). So solo che mi capita sempre più spesso di cambiare canale per non sentirmi complice di un delitto a sfondo sessuale.

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