Attecchisce in fretta, tra alcuni sindaci del ricco Nord, l’idea di espellere quegli stranieri che non dimostrino di avere un reddito. Non i delinquenti, dunque. I poveri. L’equazione tra poveri e criminali, in termini di principio e di diritto, è semplicemente disgustosa. Perfeziona il pregiudizio classista fino al razzismo: il povero diventa una "razza", una condizione umana geneticamente colpevole. Escluso che all’interno di questa loro ripugnante idea, magari sbucciandola del suo involucro stupido e violento, i bravi sindaci possano rinvenire qualche traccia di utile riflessione (effettivamente di ricchi in galera ce ne sono pochissimi, la prevalenza è di poveracci: peggio stanno le persone, peggio fanno stare gli altri). In una società ancora salda di mente e sana di cuore, questa constatazione dovrebbe tradursi in assistenza, in politiche sociali, in sete di giustizia, come dicevano i padri del socialismo. Se invece i borgomastri in questione ritengono che il problema non sia affrontabile, perché non propongono, coerentemente, di uccidere i poveri uno a uno a fucilate, come i famosi "leprotti" del sindaco Gentilini? Così non vanno, i luridi poveri, a imbrattare il territorio di altri onesti padani.

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