Con un termine deliziosamente datato, Furio Colombo (ieri in tivù) ha definito "donnine" la varie starlette oggetto ormai consueto dei traffici tra dirigenti tivù e politici anche molto importanti, per esempio Silvio B. Donnine è un vezzeggiativo ma anche un diminutivo, indica la maneggevolezza di signorine in dotazione a uomini (ometti?) che offrono piccole promozioni sociali in cambio di intrattenimento sentimentale. Questo farebbe pensare a epoche trascorse, quando la solidità della famiglia suggeriva ai Padri Devoti una seconda vita (non ancora promossa a "second-life") fatta di sotterfugi, e si andava al tabarin, e solo i più romantici o i più sprovveduti scappavano con la ballerina. Gli altri se la cavavano con un profumo o un mazzo di rose. Oggi si direbbe che non c’è più necessità legale e neanche etica di avere donnine e dunque neanche di essere donnine. Ma evidentemente certi ruoli sono antichi perché sono funzionali, e resistenti al mutare degli assetti sociali e morali. Ai maschi piace farsi grossi cavandosela con poco, promettere una particina in una fiction costa zero. Le donnine continuano a cascarci, spesso si fanno belle aspettando una telefonata, ma non arriva né quella dell’amante senatore né quella del produttore televisivo. E intanto gli anni passano...

Torna alle altre news >>