La copertina di Time sull’uomo dell’anno non possiede - in sé e per sé - alcuna speciale oggettività, né pregnanza statistica: ma è autorevole e prestigiosa per convenzione e per acclamazione, come il calendario Pirelli. La convenzione si stratifica di anno in anno, come il calcare sulle stalagmiti, e così ci vorrebbero dieci calendari Pirelli consecutivi con foto orribili di donne sdrucite, e dieci copertine di Time con uomini o donne dell’anno pazzeschi o ridicoli, prima di far sì che l’intera comunità mediatica mondiale cominci a dubitare del mito dell’Uomo dell’Anno di Time, e la smetta di dedicare intere paginate, e titoloni sbalorditi, alla decisione di una diecina di giornalisti americani seduti attorno alla scrivania del direttore. Tra le più sprovvedute vittime dell’annuale giochino aziendale di Time, il filosofo parigino Glucksmann, che dedica alla nomina di Putin un inorridito commento, di quelli buoni per le Occasioni Storiche. In realtà, lo scopo recondito dei colleghi di Time era esattamente questo: fare imbufalire Glucksmann e poi riderne insieme, in redazione, accanto alla macchinetta del caffè.

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