Molto istruttiva, e a suo modo molto divertente, la lettura del lungo articolo che Timothy Garton Ash (Repubblica di ieri) ha dedicato a uno dei principali candidati repubblicani alla Casa Bianca, il mormone Mitt Romney. Costui, devotissimo a una delle più recenti ed eccentriche "eresie" cristiane, ha il problema di vincere la forte diffidenza dell’elettorato teo-con. Ha avuto un’idea semplice e (temo) di sicuro successo nel futuro prossimo: si dichiara amico di "chiunque abbia una fede e si inginocchi a Dio", perché il devoto non può che essere un buon cittadino. E si dichiara ostile agli atei, indegni in quanto tali di fare parte di una comunità nazionale. L’ateo come capro espiatorio, come "impuro" da sacrificare sull’ara del compromesso tra devoti mi pare, di questi tempi, qualcosa di più di un’allegoria. Diciamo che è - grazie all’impegno e all’ingegno di uomini come il candidato Romney - un’ipotesi di lavoro. In questo caso enunciata con una apprezzabile chiarezza.

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