Il traffico milanese, nei primi giorni di ecopass, sembra leggermente migliorato, e dipanato. Quella che non migliora è la sua qualità: una patina di diffusa nevrastenia sembra dirigere le intenzioni e i gesti. Sgommate e sgarbi, parole cattive. Rarissimi i sorrisi e gli scambi di cortesie. E in certe strade, forse per autosuggestione, sembra quasi di percepire che la scia di cocaina nebulizzata nella notte sia ancora presente, dietro occhialacci neri, teste rasate e gipponi rostrati. I milanesi arrivano prima, ma sono incazzati uguale.
Riflessione conseguente: incidere sulla logistica, calmierare gli eccessi, regolare le quantità, è già qualcosa. Ma è sempre la qualità delle persone, e specialmente del rapporto tra di esse, a dare il segno "politico" di una comunità. Rassegnarsi alla pura amministrazione delle cose, trascurando ogni ideale di una differente maniera di stare al mondo, e di stare con gli altri, è il peccato capitale della mia generazione (oggi al potere). Nati rivoluzionari e invecchiati assessori al traffico. Un po´ poco per trasmettere ai nostri figli almeno l´illusione che il mondo si possa ribaltare, e rifare daccapo.

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