Si chiamano Edoardo e Alessio, sono studenti di liceo e sono nei pasticci. Li hanno beccati - fra i tanti - mentre segnavano un palazzo storico milanese con i loro "tag", sono sotto processo e rischiano un anno di galera. Ovviamente spero bene per loro, perché hanno l’età dei miei figli e io sono il tipico adulto paternalista. Ma c’è una cosa che sento di dovergli dire, ed è una cosa perfino più dura della eventuale pena. I loro disegnoni (riprodotti sui quotidiani) fanno schifo. Sono scialbi, sono qualunque, privi di personalità e di fantasia, uguali identici al 99 per cento degli altri presuntuosi, opprimenti sgorbi che gridano dai muri di Milano. E stanno all’arte quanto le aspiranti veline stanno a Greta Garbo. L’urgenza di identità, la smania di esprimersi, sono motori potenti. Ma rischiano l’effetto opposto (quello di un conformismo mortale, e di un desolante anonimato) se non vengono filtrati dalla fatica, dall’intelligenza e dalla bellezza. Belli e intelligenti sono certamente i sogni di Edoardo e Alessio, non così i loro segni. Come condanna esemplare, propongo un corso forzato di pittura.

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