C'era una frase che andava molto di moda negli anni Sessanta, ricordate? Era ‟fate l'amore non la guerra”. lo, israeliano, oggi ribalto quella frase e dico ai miei vicini palestinesi: facciamo la pace non facciamo l'amore. Non dobbiamo pretendere di amarci. Non potremmo mai vivere insieme come una famiglia felice: non siamo una famiglia, non siamo felici. Ma abbiamo la stessa casa. E in questa casa ciascuno dovrebbe cercare di vivere nel proprio appartamento senza ammazzare il vicino. Israele è stato costruito da un popolo di profughi, è un Paese di profughi. I palestinesi sono un altro popolo di profughi. Siamo identici, in questo. È ora di capirlo, è ora di capire che anche un milione di ebrei sono stati scacciati dai Paesi arabi negli ultimi 50 anni e se non ci fosse stato Israele dove sarebbero andati? Noi diciamo: chi ripagherà i profughi ebrei di lingua araba? Voi rispondete: chi ripagherà la diaspora palestinese in giro per il mondo? Vedete bene, la faccenda è identica, come i due Iati dell'immagine di uno specchio, ma di segno opposto. Per questo chiedo all'Occidente: aiutateci a divorziare. E di questo divorzio, tardivo ma necessario, io voglio essere testimone e fare in tempo a raccontarlo. A un anno dalla Seconda guerra del Libano mi sento di dire una sola cosa. lo credo nel compromesso. Il contrario della parola compromesso non è la parola idealismo, verità, integrità. No, il contrario del compromesso è la morte, il fanatismo, l'odio. Sono sposato da 47 anni con la stessa donna: in fatto di compromesso sono un esperto.
lo vivo nel deserto. Il deserto mi regala quel silenzio interiore di cui ho bisogno per vivere. Di fronte alla sua luce, alla sua vastità millenaria, tutto ritrova la sua giusta misura, i problemi, le difficoltà, le tristezze, i lutti e anche l'allegria. Davanti alla sua grandiosità la mia solitudine si placa, l'inquietudine si quieta, la vita diventa meno sguaiata. Le pietre del deserto ridono di me e delle mie beghe e saperlo mi fa bene.
Sono sempre stato convinto che tutte le cose nascono da un sogno. I sogni sono tutto. La realtà nasce dai sogni. Ed è per questo che io ci credo profondamente. Così come questo deserto macchiato di verde è frutto di un sogno, anche questa pace di cui parliamo tanto è un sogno. E noi non abbiamo che una possibilità. Credere ai sogni.

Testimonianza raccolta da Fiona Diwan
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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