Ha accettato il passaporto di uno Stato che ancora non c’è, su proposta di un governo dissolto nella violenza sette mesi fa. Come il nome della sua orchestra, Eastern-Western Divan, Daniel Barenboim prova a incrociare le identità. Israeliano di origine argentina, porta adesso in tasca anche un documento emesso dall’Autorità palestinese, potrà viaggiarci in un centinaio di nazioni. ‟Ricevere questo passaporto - commenta il direttore d’orchestra - è per me un grande onore. Sono convinto che i destini del popolo palestinese e di quello israeliano siano legati in modo inestricabile. Siamo benedetti o condannati a vivere insieme. Io preferisco essere benedetto”. Sabato sera, nel freddo di Ramallah, Barenboim ha eseguito al pianoforte le sonate di Beethoven. ‟Questa musica deve non solo servire a suscitare piacere, a far dimenticare il mondo per un po’, ma anche e soprattutto a comprenderlo”. Considera ‟speciale” suonare nella città palestinese: ‟Mi auguro che col tempo i concerti diventino sempre meno speciali, che la musica classica si possa gustare a Ramallah e in tutta la Palestina”. Il passaporto - da aggiungere a quelli argentino, israeliano, spagnolo che già possiede - lo stava aspettando. Preparato dal governo di unità nazionale, sciolto dal presidente Abu Mazen dopo gli scontri fratricidi nella Striscia di Gaza. Barenboim ha deciso di accettare, anche se l’esecutivo era allora guidato da Ismail Haniyeh, leader di Hamas, il movimento fondamentalista inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche decisa dall’Unione Europea. Barenboim è un personaggio controverso in Israele. Per i duri attacchi contro l’occupazione dei territori (‟ora anche le persone non molto intelligenti dicono che deve finire”, ha commentato riferendosi a George W. Bush, presidente americano). E per aver suonato Richard Wagner a Gerusalemme, sette anni fa. La musica del compositore tedesco, amata da Adolf Hitler, è tutt’ora messa al bando dalle radio pubbliche. Alla guida della Berlin Staatskapelle, Barenboim aveva inserito nel programma parte del Tristan und Isolde, che ha diretto per l’apertura della Scala, a Milano. Dopo le proteste dei sopravvissuti all’Olocausto, aveva accettato di sostituire Wagner per poi decidere di proporlo alla fine del concerto, invitando chi non avesse voluto restare ad andarsene. Il recital a Ramallah è stato organizzato dalla Fondazione Barenboim-Said, che ha fondato con l’intellettuale palestinese Edward Said. Con la Eastern-Western Divan Orchestra, vuole riunire talenti musicali israeliani, arabi, palestinesi ed europei. Fra loro, Ramzi Aburadwan, cresciuto nel campo profughi di Al Amari. Ancora bambino, oltre vent’anni fa, era diventato il simbolo della seconda intifada: una foto lo ritrae mentre scaglia pietre contro i blindati israeliani. La musica (e la viola) lo hanno allontanato dal destino che sembrava congelato in quell’immagine.
Daniel Barenboim

Daniel Barenboim

Daniel Barenboim (1942) è un pianista e direttore d'orchestra argentino-israeliano. A sette anni dà il suo primo concerto ufficiale nella sua città. Nel 1952 si trasferisce con la famiglia in Israele. A dieci anni debutta come pianista a Vienna e a Roma, poi a Parigi nel 1955, a Londra nel 1956 e a New York nel 1957 sotto la direzione di Leopold Stokowski. Da allora compie regolari tournée in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Australia e in Estremo Oriente. Dal 1975 al 1989 è Direttore musicale dell’Orchestre de Paris, dal 1991 al giugno 2006 Direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra. Dal 1992 è Generalmusikdirektor della Staatsoper Unter den Linden di Berlino, di cui è stato anche Direttore artistico dal 1992 all’agosto 2002. Nell’autunno 2000 la Staatskapelle di Berlino lo ha nominato Direttore principale a vita. Nel 2007 è stato insignito del titolo di Maestro scaligero del Teatro alla Scala di Milano. Nel 1999 fonda insieme a Edward Said la West-Eastern Divan Orchestra, formata da giovani musicisti di Israele e dei paesi arabi. Nel 2007 è stato onorato in Giappone del Praemium Imperiale per la Cultura e le Arti e nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace dal Segretario generale Ban Ki Moon. Ha pubblicato anche A Life in Music (1991, 2002), Paralleli e paradossi (con Edward Said; il Saggiatore, 2004), Dialoghi su musica e teatro. Tristano e Isotta (con Patrice Chéreau; Feltrinelli, 2008), La musica è un tutto (Feltrinelli, 2012; Ue, 2014), La musica sveglia il tempo (2013) e ha scritto la prefazione a Insieme. Voci della West-Eastern Divan Orchestra (Feltrinelli, 2009) di Elena Cheah.

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