La triste mischia della Sapienza era nell’aria. Dispiace a tutti, lascia solo vinti e nessun vincitore. Ma è veramente ipocrita dimenticare (come hanno fatto molti giornali, molti telegiornali) gli eventi che hanno schiuso porte e finestre a questo clima fetido. Grazie al suo interventismo implacabile nell’attività politica, legislativa e perfino amministrativa di questo Paese, la Chiesa è sospettata da molti italiani, per la prima volta con questa intensità, di essere una fazione politica e non già un’autorità spirituale. L’attrazione inedita che questo papa (ideologo quanto teologo) esercita su piccoli ma potenti circoli della destra politica e giornalistica non ha assolutamente nulla di spirituale. E diciture come "atei devoti" la dicono lunga, in questo senso. Li muove la passione ideologica, il gradimento massimo per le possibilità di riassetto culturale, ma anche politico e perfino gerarchico, che questo papato offre a una società stanca e divisa.
E quando il magistero di un Papa arriva in Università tra gli applausi degli ultras, è quasi inevitabile (ancorché sconveniente e stupido) che si formi una inedita falange "no pope", impensabile fino a pochi mesi fa. Politica chiama politica. È la dura legge della città degli uomini.

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