Consuocero, cognato, figlio della sorella della moglie… le cronache del caso Mastella ravvivano l’eterno glossario delle parentele italiane, quelle di Mastella e pure quelle del magistrato che lo fronteggia. E’ una famiglia allargatissima (altro che separati e divorziati) quella tradizionale del Sud, che estende generosamente la propria influenza benefica fino a congiunti molto periferici.
Il fenomeno è già stato ampiamente descritto in sociologia: questo perdurare trionfale e tentacolare del familismo è insieme causa ed effetto dell’arretratezza sociale e civile del nostro meridione. L’egemonia del cognato, la prevalenza dello zio, la fortuna del consuocero sono direttamente proporzionali alla debolezza del cittadino e, specularmente, dello Stato. Ci si affida ai propri cari in mancanza di altri riconosciuti strumenti di tutela e di auto-affermazione. E quando si rinfaccia al giudice, o al critico, o al nemico politico, la stessa colpa, è quasi automatico azzeccarci: quasi chiunque, in Italia e soprattutto al Sud, ha almeno un nipote o una cognata nell’armadio.

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