Tra le non poche tristezze del momento, ve ne racconto una inutile ed evitabile, e proprio per questo particolarmente sgradevole. Il Comune di Milano ha dato lo sfratto all’Associazione degli ex deportati politici nei campi nazisti (Aned). La vecchia sede di via Bagutta (affitto regolarmente pagato) serviva evidentemente per altri scopi. I capelli bianchi di tutti o quasi i frequentatori di quel luogo di memoria e di dignità devono apparire ai burocrati comunali come una sorta di rimasuglio di vecchie cose, un ristagno di faccende prescritte, e magari di pretese oramai scadute. Che sia appena stato celebrato il giorno della Memoria, e che di reduci dai lager si occupi l’Aned, dev’essere stato considerato da chi ha preso la decisione una bizzarra coincidenza stagionale.
Si sa, del resto, che l’ossatura antifascista di questa Repubblica soffre da tempo di osteoporosi. Forse le si imputa, come nel caso dei pochi partigiani ancora vivi, dei reduci dai lager che ancora chiedono la parola, di appartenere a persone in là con gli anni. Eppure, è tutta gente che era sui vent’anni quando rischiò la vita, o la perse, o la mise in gioco. Dunque il Comune di Milano, sfrattando gli ex deportati, sfratta dei ragazzi. Ennesimo episodio di gerontocrazia.

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