Scala tutta in piedi per applaudire Daniel Barenboim nelle Sonate di Beethoven. Una lunga standing ovation, partita in palcoscenico dove per soddisfare richieste di biglietti e il desiderio di Barenboim il pianoforte era abbracciato da due ali di sedie occupate da ragazzi, e subito fatta propria dall’intero teatro. Regalo di lusso, l’integrale beethoveniana dopo avere girato il mondo è approdata alla Scala: in poche ore i concerti sono andati esauriti in abbonamento. Il magnifico ciclo, dopo il quarto appuntamento, il 13 febbraio (nel frattempo la serie verrà suonata a Londra), si concluderà a giugno, intersecandosi col Giocatore di Prokofiev, secondo titolo di stagione affidato a Barenboim.
L’itinerario elettrizzante delle Sonate, che copre l’arco stilistico-temporale 1796-1822 formulando una delle più alte espressioni del pensiero umano e artistico, s’impone ogni volta come un’avventura spirituale di rara suggestione e forza. Percorso iniziatico, anche per l’ascoltatore, le Sonate sono state disposte da Barenboim in modo la leggere ogni serata come un compendio dell’intero ciclo: con numeri peculiari a distinte "stagioni" creative d’autore. Convalidando in pratica la caratteristica e sperimentale fantasia beethoveniana che non lievitò secondo scontati principi evoluzionistici, ma decifrò e trasfigurò ogni volta una questione intrinseca: di espressione, di forma e di stile, di lingua armonica o pianistico-musicale. L’interpretazione l’ha riaffermato in ogni passaggio. L’ingordigia musicale di Barenboim è ingordigia di vita "attraverso" la musica: il suo modo di essere pianista muove sempre dal testo e dall’analisi del pensiero d’autore che rende più o meno "densa" la scrittura musicale. Quando il pianista ha liberato con spirito pungente l’arpeggio rampante d’avvio della prima Sonata, s’è capito che iniziava un’impagabile cerimonia artistica e lezione di poesia in musica: dalla tastiera prendeva anima il racconto di una vicenda umana e spirituale che riguardava Beethoven non meno dell’interprete. Il suono volubile, e commisurato al carattere della scrittura, la libertà nel disporre e far respirare le frasi, la capacità di far vivere la tortuosità delle architetture contrappuntistiche come un poderoso e drammatico labirinto mistico, la "vicinanza" emotiva con l’autore e col pubblico, hanno conferito alle serate una sapore speciale. Così Barenboim ha ravvivato l’umore gaio e salottiero delle prime Sonate, estrosamente in bilico tra virtuosistiche eredità galanti e suadenti concentrazioni cantabili, sottolineandone le gestualità da opera comica. E ha intensificato con intenzione timbro e peso pianistico nelle Sonate maggiori, a partire dall’"Hammerklavier" eseguita in magnifica progressione di concentrazione poetica e di slancio: dipanata con la sicurezza del grande musicista che in tali pagine problematiche e somme raccoglie, feconda e dispensa il frutto di una lunga e radicata familiarità con l’universo beethoveniano.
Daniel Barenboim

Daniel Barenboim

Daniel Barenboim (1942) è un pianista e direttore d'orchestra argentino-israeliano. A sette anni dà il suo primo concerto ufficiale nella sua città. Nel 1952 si trasferisce con la famiglia in Israele. A dieci anni debutta come pianista a Vienna e a Roma, poi a Parigi nel 1955, a Londra nel 1956 e a New York nel 1957 sotto la direzione di Leopold Stokowski. Da allora compie regolari tournée in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Australia e in Estremo Oriente. Dal 1975 al 1989 è Direttore musicale dell’Orchestre de Paris, dal 1991 al giugno 2006 Direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra. Dal 1992 è Generalmusikdirektor della Staatsoper Unter den Linden di Berlino, di cui è stato anche Direttore artistico dal 1992 all’agosto 2002. Nell’autunno 2000 la Staatskapelle di Berlino lo ha nominato Direttore principale a vita. Nel 2007 è stato insignito del titolo di Maestro scaligero del Teatro alla Scala di Milano. Nel 1999 fonda insieme a Edward Said la West-Eastern Divan Orchestra, formata da giovani musicisti di Israele e dei paesi arabi. Nel 2007 è stato onorato in Giappone del Praemium Imperiale per la Cultura e le Arti e nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace dal Segretario generale Ban Ki Moon. Ha pubblicato anche A Life in Music (1991, 2002), Paralleli e paradossi (con Edward Said; il Saggiatore, 2004), Dialoghi su musica e teatro. Tristano e Isotta (con Patrice Chéreau; Feltrinelli, 2008), La musica è un tutto (Feltrinelli, 2012; Ue, 2014), La musica sveglia il tempo (2013) e ha scritto la prefazione a Insieme. Voci della West-Eastern Divan Orchestra (Feltrinelli, 2009) di Elena Cheah.

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