La reazione univoca e furente dei tre telegiornali Mediaset contro una frase forse infelice, ma non illecita, del candidato Di Pietro, faceva il classico effetto della cannonata contro una mosca. Ottenendo il più controproducente degli effetti: confermare lo strapotere mediatico del monopolio privato e insieme ribadirne anche la monolitica compattezza politica. Tanto per dire: i tre telegiornali Rai non troverebbero sintonia e coralità nemmeno sull’ultimo dei dettagli, segno che la lottizzata e screditata azienda di Stato garantisce almeno uno straccio di pluralismo politico e di dialettica interna. E dunque Di Pietro, grazie al Trio Mediaset, ha ottenuto un’insperata conferma, se non della bontà delle sue proposte, certamente della gravità del problema sollevato: il controllo abnorme che un solo soggetto politico esercita sul sistema dell’informazione italiano. A nessuno dei tre direttori è venuto in mente che fare entrare nuovi editori nell’asfittico e conformista panorama televisivo offrirebbe nuove occasioni di lavoro e forse nuovi telegiornali. Chi ci ha provato, negli ultimi vent’anni, è finito impallinato economicamente e politicamente. Abbaiare in difesa dell’attuale assetto televisivo è dunque perfettamente inutile: è come abbaiare contro i morti.

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