A giudicare dalle polemiche e dai litigi attorno alle liste elettorali, non si direbbe che la politica sia così in crisi. Il posto da onorevole, ancorché precario (l’ultima legislatura è durata appena due anni) ha ancora il suo bel prestigio sociale, casta o non casta. Peccato per la ressa e per le maleparole (gli italiani non hanno mai saputo fare la coda…). A rasserenare gli animi basterebbe il conteggio degli aspiranti (una moltitudine) e quello dei posti disponibili, che sono tot e non uno di più: e dunque, come canta Morandi su versi del sommo Migliacci, "uno su mille ce la fa".
Fermo restando che un meccanismo di selezione un pochino più partecipato e trasparente magari aiuterebbe gli esclusi a farsene una ragione, va aggiunto che già da subito ci sarebbero ottimi argomenti per abbassare i toni. C’è chi si ritiene escluso perché troppo filoisraeliano, chi perché troppo vecchio, chi perché troppo di vertice, o troppo di base, troppo donna o viceversa troppo non donna, troppo di sinistra o troppo di destra. A nessuno viene mai in mente di essere stato escluso, molto banalmente, perché era di troppo e basta.

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