Destra un po’ più pessimista e severa, e anche un po’ più vecchiotta. Sinistra un po’ più ottimista e speranzosa, e anche un po’ più giovane: i sondaggi (per quello che contano) dicono che il voto dei diciottenni è sensibilmente spostato a sinistra, come nei remoti anni Sessanta e Settanta. Destra un po’ più realista: Gianfranco Fini dubita che gli americani siano abbastanza liberi da pregiudizi per eleggere un nero alla Casa Bianca. Sinistra più propensa a illudersi: Obama, dice Veltroni, ce la può fare. (Spero che abbia ragione Veltroni ma temo che abbia ragione Fini).
La campagna elettorale italiana, dopo un paio di decenni in cui il gioco delle parti era assurdamente invertito, finalmente ci restituisce un’idea di destra e di sinistra più vicina a come l’avevamo fisiologicamente conosciuta. Sono anni che sogno una destra severa e asciutta come quella che votava mio padre, piuttosto che la destra fanfarona e demagogica di Berlusconi. E sono anni che sogno una sinistra più ingenua e avventurosa, che parli di "futuro" e di "nuovo" senza paura di prendere le cantonate che toccano – inevitabilmente – agli illusi. A che serve la sinistra – nella storia – se non a illudersi che gli uomini (perfino Calearo) possano migliorare?

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