Tutti i reazionari di tutte le epoche e di tutte le latitudini sono sinceramente convinti che ogni cambiamento sia una catastrofe e un attentato all’Ordine. In questo senso è perfettamente reazionaria la Chiesa spagnola (ottima interprete del dettato ratzingeriano) quando annuncia che la vittoria "laicista" di Zapatero porterà alla "disgregazione nazionale", all’immoralità e alla "falsa libertà". A ben vedere l’idea di Nazione, di morale e di libertà che la Chiesa vede intaccata dalla "rivoluzione laicista", come ogni sistema di valori, è parziale e transeunte. Storicamente parlando non ha niente di assoluto, niente di eterno, niente che possa davvero valere per tutti e per sempre. Ma la forza dei reazionari è la convinzione appassionata che al di fuori del proprio ordine non ne possano esistere altri, anzi esista solo il disordine.
Finché questo convincimento rimane all’interno della comunità che ne è portatrice, non sarebbe un problema grave. Lo diventa quando questa comunità, le sue istituzioni, i suoi intellettuali pretendono di imporre a tutti, attraverso il controllo o il condizionamento dello Stato, il loro ordine "privato". Questo si chiama assolutismo, e non ha molti gradi di parentela con la libertà delle persone. Per questo sono molto ma molto felice che Zapatero abbia vinto, e la reazione abbia perso.

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