Poche cose come il reiterato squallore delle "confessioni" pubbliche dei politici americani in tema di sesso fanno pensare al fallimento culturale e politico di tutti o quasi i movimenti di liberazione della seconda metà del secolo scorso. L’idea che l’eros potesse e dovesse finalmente sortire dalla sfera asfittica, ipocrita e violenta del moralismo familista, del perbenismo sociale, era evidentemente strampalata: eppure così seducente, così leggera e civilizzata…
Si è ritornati in breve nell’alveo doloroso, penosissimo del senso di colpa, della libertà/responsabilità individuale annichilita dal controllo castrante del "comune senso del pudore", al disdoro piccino delle barzellette sui cornuti e al disonore grande dell’autodafé televisivo, come se un direttorio di comari beghine, e di predicatori repressi, presiedesse in eterno al governo di questa sfera così intima, così imprevedibile e differente, così umana. Siamo stati appena sfiorati da questa (e altre) speranze, che si potesse provare ad amministrare il proprio corpo e i propri sentimenti senza che vergogne e accuse venissero a sommarsi al normale carico di felicità e di dolore di ciascuna vita sentimentale. Sapevamo che il "libero amore" era una puerile utopia, ma chi se lo immaginava che saremmo tornati all’uso politico e mediatico del concetto decrepito di "corna"?

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