Per i non più giovanissimi, la percezione della gravità della crisi italiana è resa difficile dal quasi perenne richiamo al teatro leggero degli anni d’oro. Per esempio: il Berlusconi che, in uno degli accessi di berlusconismo che lo hanno reso celebre, annuncia una cordata dei suoi figlioli per rilevare Alitalia, rimanda diritto a Tino Scotti e al suo "ghe pensi mi", ci penso io. E più in generale alla lunghissima saga dei "bauscia" milanesi, quelli che a notte fonda, seduti sul Muretto ad Alassio o al bar Napoleon di Sanremo (che non c’è più, peccato), dopo avere ordinato un "baby" o un Gin Fizz, vantavano liquidità illimitata, donne in ogni città, e alludevano "in confidenza", di fronte a una quarantina di avventori sconosciuti, all’imminente acquisizione di almeno un paio di palazzine a Mentone, che era pur sempre in Francia.
Berlusconi, naturalmente, ha parecchi quattrini in più, e il suo potere non è (purtroppo) la vanteria di un bauscia da lungomare. Ma la testa e i modi sono gli stessi, immutata è la voglia di lasciare a bocca aperta le donne credule e i loro fidanzati. Gli avevano detto che non è più tempo di sogni, ma una campagna elettorale senza almeno una sosta al Muretto, o al bar Napoleon, sognando le luci di Mentone, deve essergli apparsa indegna del Re dei Bauscia.

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