‟Il fondamento antifascista della Costituzione sarà irriso, la morsa clericale celebrerà fasti medievali, tolleranza zero verso gli emarginati, impunità totale per gli amici”. Così Paolo Flores d’Arcais (Repubblica di ieri) vede l’Italia dopo il 12 aprile nel caso vincesse Berlusconi. Un quadro molto greve, che amerei molto poter alleggerire, non fosse che è piuttosto realistico, anche perché descrive processi degenerativi della democrazia e della società già ampiamente in atto. Non fosche previsioni, dunque, ma prese d’atto di quanto è già accaduto negli ultimi anni, a partire dalla liquidazione dell’antifascismo.
Per altro, un forte consenso popolare ha approvato (e temo ri-approverà) il berlusconismo, che è per metà restaurazione politico-culturale e per metà nichilismo etico. Nessuna, dico nessuna delle gravi questioni che tanto allarmano Flores, e immagino molti dei lettori di Repubblica, desta la benché minima preoccupazione in almeno la metà degli italiani. Temo: la metà abbondante. Constatazione che, se non basta a consolarci, aiuta però a farci una solida ragione di quanto è accaduto e può riaccadere. Berlusconi non è il Male, è solo un italiano fortemente tipico, e per gli atipici ritrovarsi in minoranza dovrebbe essere, ormai, un’abitudine più che un dramma.

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