Penso che la lista "per la vita" di Giuliano Ferrara sia soprattutto un atto di estremo e patetico narcisismo personale. Di rilievo politico quasi nullo. Penso che cercare di impedirgli di parlare sia una cosa schifosa, e che a Bologna (chissà perché proprio Bologna) esista un grumo di disperazione ideologica che vive sostanzialmente per mostrare le tonsille, menare le mani e disprezzare chi non appartiene alla tribù.
Potrei dire, scendendo sullo stesso miserevole terreno agonistico degli urlatori di piazza Maggiore, che Ferrara ha comunque stravinto il confronto, ottenendo grazie a uova e pomodori un rilievo mediatico che i suoi quattro fan non avrebbero mai sperato. Ma non lo dico, perché la logica del machiavello tattico-strategico è una logica stracciona. Preferisco dire, con il massimo dell’ingenuità che in questo caso è anche il massimo della limpidezza, che in democrazia non si aggredisce e non si zittisce. Al massimo si va da un’altra parte, si va a vivere meglio e a parlare meglio di quanto non piace e di quanto non si ama (se se ne è capaci: di vivere meglio e parlare meglio).
Ps – Quello che, nel parapiglia, ha ferito accidentalmente con una sediata in testa il mio amico Michele Smargiassi è, accidentalmente, un coglione totale.

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