La somiglianza (anche fisica) tra l’amico Silvio e l’amico Putin è impressionante. Un vero e proprio gemellaggio. Prima che politica è una somiglianza storico-antropologica, racconta la grande fortuna delle satrapie economiche in epoca di decadenza democratica. Epoca in cui i popoli cercano di abbreviare le fatiche della rappresentanza, dei partiti, dell’auto-organizzazione, della partecipazione, e chiedono protezione e guida carismatica a certi tipetti tosti, meglio se pieni di quattrini, di dacie con rubinetti d’oro e ville con vulcani finti in giardino. E naturalmente ballerine, sciantose, femmine dalle forme vistose e pralinate di argenti e ori come nelle corti esotiche, le danzatrici del ventre di Putin, le girls del Bagaglino offerte in cambio da Berlusconi. Mancano gli elefanti bianchi, ma in questa corsa a ritroso dell’immaginario popolare arriveranno presto.
Da mezzo secolo almeno le democrazie del mondo eleggono capi di tono sociale medio o appena medio-alto, facce da capufficio, da funzionari borghesi. Eletti e amati perché somigliano ai loro elettori. Italiani e russi invertono finalmente la tendenza, si sono dati capi che stillano potere e ricchezza da ogni poro. Il potere è troppo faticoso da conquistare, molto meglio invidiarlo.

Torna alle altre news >>