Speriamo che qualcuno, nel centrosinistra, adesso faccia lo sforzo di quantificare quanto è costata, al candidato Rutelli, la diffidenza degli elettori laici. E più in generale quanto decisivo sia, nella marea dell’astensionismo (anche alle recenti politiche), il senso di spaesamento e quasi di esclusione di milioni di cittadini italiani (non credenti e credenti) che non sopportano più il papismo di molti, troppi politici.
Massimo rispetto per il "cattolico rinato" Rutelli, le scelte personali in materia di fede non si discutono per principio. Tra l’altro, è stato un buon sindaco e lo sarebbe stato ancora. Ma evidentemente, almeno a sinistra, c’è un prezzo politico da pagare alla percepibile vaghezza con la quale ci si batte, e spesso non ci si batte, per i diritti civili, la laicità dello Stato e della politica. Rutelli, anche nel corso della lunga e non dimenticata vicenda dei Dico e del referendum sulla fecondazione assistita, ha dato la netta impressione di non tenere in gran conto le opinioni dei laici. Quando si va a votare, non è solo il clamore per i vari "allarmi sicurezza" a muovere la mano degli elettori. Esiste anche una spinta ideale (oggi si preferisce dire: identitaria). Esiste anche la politica. Il centrosinistra ha perduto Roma per ragioni politiche.

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