Certo sarebbe meschino contestare al nuovo sindaco di Roma i saluti romani in Campidoglio, e le bandiere con la croce celtica che vanno a lambire il ghetto. Però, avendo egli detto che si sente sindaco di tutti i romani, e avendo fatto della famosa "sicurezza" il tema forte della sua campagna elettorale, speriamo si renda conto che un buon numero di romani si sente più insicuro di prima, vedendo certi energumeni in libera uscita. L’apologia di fascismo sarebbe reato, ma si sa che i reati in Italia sono da tempo un’opinione, in genere l’opinione del più forte o del più furbo. E comunque non è formale, è sostanziale il dubbio che tra le teste rapate che l’altra notte presidiavano il Campidoglio, il clima euforico possa indurre, diciamo così, a qualche eccesso di "patriottismo".
Alemanno si è molto risentito, qualche giorno fa, per un mio corsivo nel quale presagivo, in caso di una sua vittoria, brutti rigurgiti neri, e conseguente allarme di quell’Europa della quale continuiamo a fare parte, almeno per ora. Oggi le immagini dei saluti romani in Campidoglio stanno facendo (ovviamente) il giro del mondo. E questo – non si risenta nuovamente il sindaco di Roma – è un problema tutto suo, non certo nostro. Auguri.

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